lunedì 28 giugno 2010

Perchè tu sei la mia rotta


Riempiti di me.
Desiderami, prosciugami, versami, immolami.
Chiedimi. Raccoglimi, contienimi, nascondimi.
Voglio essere di qualcuno, voglio essere tuo, è la tua ora.
Sono colui che è passato con un salto sulle cose,
il fuggitivo, il sofferente.
Ma sento che è la tua ora,
l’ora che la mia vita cada a gocce sulla tua anima,
l’ora delle tenerezze che non ho mai dispensato,
l’ora dei silenzi che non hanno parole,
la tua ora, alba di sangue che mi nutrì di angosce,
la tua ora, mezzanotte che mi passò solitaria.
Liberami da me. Voglio uscire dalla mia anima.
Io sono questo essere che geme, che brucia, che soffre.
Io sono questo essere che attacca, che urla, che canta.
No, non voglio essere così.
Aiutami a rompere queste porte immense.
Con le tue spalle di seta dissotterra queste ancore.
Così una sera crocifiggerò il mio dolore.
Voglio non aver limiti e levarmi verso quell’astro.
Il mio cuore non deve tacere oggi o domani.
Deve partecipare di quello che tocca,
deve essere di metalli, di radici, di ali.
Non posso essere la pietra che si alza e che non torna,
non posso essere l’ombra che si disfa e passa.
No, non può essere, non può essere, non può essere.
Allora griderei, piangerei, gemerei.
Non può essere, non può essere.
Chi voleva rompere questa vibrazione delle mie ali?
Chi mi voleva sterminare? Che disegno, che parola?
Non può essere, non può essere.
Liberami da me, voglio uscire dalla mia anima.
Perchè tu sei la mia rotta. Ti forgiai nella lotta viva.
Dalla mia lotta oscura contro me stesso, nascesti.
Da me hai preso questo marchio di avidità non saziata.
Da quando li guardo i tuoi occhi sono più tristi.
Andiamocene insieme. Apriamo questa strada insieme.
Sarò la tua rotta. Passa. Lasciami andare.
Desiderami, prosciugami, versami, immolami.
Fa’ vacillare gli assedi dei miei ultimi limiti.
E che io possa, al fine, correre in folle fuga,
inondando le terre come un fiume terribile,
sciogliendo questi nodi, ah Dio mio, questi nodi,
distruggendo,
bruciando,
abbattendo
come una lava folle quello che esiste,
correre fuori di me, furiosamente libero.
Andarmene,
Dio mio,
andarmene.
[Pablo Neruda]

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