lunedì 7 giugno 2010

I lontani non si possono interessare con una preghiera che non diviene carità

Di fronte alle resistenze e alle delusioni, molte anime delicate e poco inclini all'azione, si rifugiano nell'attività puramente religiosa, dedicandosi, come è dovere di ogni credente, a quelle opere di pietà che mirano solo al perfezionamento personale, lasciando la Provvidenza senza collaboratori. Il Signore mi guardi dal diminuire di un iota la fiducia nei mezzi soprannaturali - da noi non sappiamo far niente - mi riferisco esclusivamente a quel genere di fiducia presuntuosa e passiva, alla quale volentieri qualcuno s'appiglia in quanto essa non ci compromette in nessun modo, mentre ci tiene in un'aria dove la religione è tutto e il resto non esiste. Si sopprime un termine, il mondo, cioè il campo dove il Signore vuole che lavoriamo. Ci si estranea da esso, mentre per darci l'illusione del nuovo e del vivo, si moltiplicano le devozioni. La stessa pietà a lungo andare s'intorpidisce, degenera e si corrode non potendo esercitarsi in un apostolato reale. La religione prende un aspetto inamabile e fastidioso, specialmente per i giovani e la gente operosa e intelligente, che a buon diritto si domandano a che serve una vita interiore la quale non trabocca in carità d'opere e di salvezza. Donde un apostolato fiacco, disamorato e per nulla invitante, che s'incapsula ogni giorno più in forme organizzative complicate, infeconde e massacranti.
I lontani non si possono interessare con una preghiera che non diviene carità, con una processione che non aiuta a portare le croci dell'ora. Senza volerlo, li spingiamo sulle strade d'una carità senza Dio e d'una attività sociale senza preghiera. Lo stesso perfezionamento interiore non si raggiunge facilmente attraverso una pietà che ignora la follia della carità o l'accetta con la prudenza borghese dell'abbonato contro l'accattonaggio.
Molte anime nobilissime rifiutano il proprio nome a delle associazioni, che, all'infuori della preghiera in comune, non hanno nessuna porta aperta sulle vere necessità della vita sociale.
La parrocchia declina per mancanza di comunione con la vita, ossia per difetto d'incarnazione.
don Primo Mazzolari, Lettera sulla parrocchia


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